
Da domenica 6 aprile alle 18 l’Orcio d’oro inaugura la mostra “L’arte senza fine di Dilvo Lotti” promossa insieme al Movimento Shalom nel cinquantenario della sua costituzione. L’omaggio va nel segno della presenza di questo artista nella storia della San Miniato del dopoguerra, una storia fatta di opere dell’ingegno, di quadri e sculture, ma soprattutto di un’azione importantissima di organizzazione sociale, di instancabile creazione di gruppi che avevano – e per fortuna hanno – il compito di creare aggregazione, azioni collettive, feste e momenti importanti che oggi sono addirittura studiati nelle Università. Stiamo parlando dell’Istituto del Dramma Popolare (oggi fondazione), del Comitato manifestazioni popolari (quello che la gente conosce come Corteo Storico), la Festa degli Aquiloni, il Carnevale, i Fuochi di San Giovanni e forse ancora qualcos’altro che dimentichiamo, fino appunto alla ripresa del Palio di San Rocco, oggi parte del Festival del pensiero popolare. Tutto questo con un lavoro straordinario che fa di Lotti una figura essenziale per la vita culturale di San Miniato. Sue, ad esempio, le sistemazioni urbanistiche di parti della città, la responsabilità di controllo per la Soprintendenza ai beni culturali, la realizzazione di numerosi volumi dedicati alla storia. Certo con poche caratteristiche da storico, più con l’imprinting dell’artista, che non si lascia spaventare dalle eventuali lacune nelle varie vicende e le ricostruisce creativamente, con la fantasia di un formidabile costruttore di mondi.
Accanto a Dilvo, l’omaggio coinvolgerà naturalmente anche sua moglie, Giuseppina Gazzarrini, musa dell’artista, sua consigliera e interprete in tutta la sua vita.
La mostra nasce dalla vasta donazione destinata nel tempo alla famiglia dell’unico nipote di Dilvo, cioè Daniele Gozzini. Se Dilvo è sempre stato generoso, Giuseppina lo è stata ancora di più soprattutto nei confronti di Angela Piccarozzi, moglie di Daniele. Tutto questo fino alla morte di Giuseppina nel novembre del 2015.
Per 67 anni, due generazioni della “famiglia Gozzini”, hanno fatto tesoro e custodito con amore tutte queste opere. Con la morte di Angela e per sua espressa volontà, tutta intera la collezione è passata a Fabio Gozzini, figlio primogenito. In questo modo si è voluto evitare di disperdere la collezione tra tutti i figli.
Oggi Fabio mette a disposizione la sua collezione di opere del maestro, oltre cento pezzi tra grafica, pittura, ceramica (centocinquanta se si considerano i lavori di Pietro Parigi e di alcuni altri artisti). La mostra si inaugurerà all’Orcio d’oro, il 6 aprile 2025 e resterà aperta fino al 26, ospitando due eventi legati a Dilvo, il primo, il 10 aprile alle 21 e 30, sarà una serata dedicata alle manifestazioni popolari promosse da Dilvo a San Miniato, cercandone anche un futuro più articolato, coordinato. La seconda il 25 aprile alle 17 e 30, dedicata invece al bel libro medievale di Giancarlo Pertici, “Bastiano di Nena”, nato proprio su ispirazione di “Vita di un’antica città” di Dilvo Lotti.
La mostra sarà inaugurata il 6 aprile alle 18, alla presenza di don Andrea Cristiani, fondatore del Movimento Shalom, di Luca Macchi e Nicola Micieli, presidente e membro di Casa Lotti. Oltre naturalmente a Fabio Gozzini, prestatore delle opere e ad Andrea Mancini a nome dell’Orcio d’oro e Matteo Squicciarini, assessore alla cultura del Comune di San Miniato.
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