Le porte dorate risplendono nella Basilica della Santissima Annunziata

L'Arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli ha presentato l'installazione artistica delle 'porte dorate' di Giovanni De Gara, allestita presso la Basilica della Santissima Annunziata di Firenze.

"Nel giorno dell'Annunciazione del Signore oggi i portali della Basilica risplendono grazie a questa installazione artistica che porta un messaggio di fraternità e di accoglienza. Sono le coperte d'emergenza che spesso vediamo avvolte addosso a uomini donne e bambini salvati dai viaggi della speranza, ai senza fissa dimora che vivono in strada, agli sfollati, a chi in generale viene soccorso. Sono così simbolo di cura e attenzione, un abbraccio per chi soffre".

"L'oro semplice, e al tempo stesso prezioso di queste coperte termiche, che salvano vite umane, ci rimanda all'oro che troviamo, all'interno della basilica, nell'affresco dell'Annunciazione, dove l'incarnazione del Signore ci richiama al valore di ogni vita umana, specialmente quando è più fragile e meno protetta. È Dio stesso che si è fatto piccolo e indifeso come un bambino per entrare nella nostra umanità. In lui possiamo vedere chi fugge dalle guerre, chi ha fame, chi è ammalato, chi è carcerato, chi è solo".

Con il suo sì Maria si è aperta al Mistero di Dio e noi dobbiamo guardare a lei perché possiamo spalancare i nostri cuori all'accoglienza, perché possiamo vivere da uomini e donne capaci di essere attenti agli altri, capaci di aprire le nostre porte a tutti, senza escludere nessuno. Le porte dorate che brillano in questa chiesa giubilare possano aprirci gli occhi per essere portatori di speranza per tanti fratelli e sorelle che sono in difficoltà. Anche un piccolo gesto di carità nel quotidiano può diventare per chi lo riceve un seme fecondo di speranza, una luce che illumina il buio come quella che riflettono queste coperte termiche".

Da sinistra: l'artista Giovanni De Gara, l'Arcivescovo Gambelli e padre Alessandro Greco, priore della Basilica

Omelia dell'Arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli per l'Annunciazione del Signore

Celebriamo la Solennità dell’Annunciazione nell’anno santo del Giubileo e ci accostiamo a Maria come a quella “fonte di speranza vivace” perché ci aiuti ad aprirci alla grazia di Dio, a lasciarci dissetare dallo Spirito Santo e a divenire sorgenti di acqua che zampillano per la vita eterna (cf. Gv 4,15). Meditando sui testi della Parola di Dio che sono stati proclamati ci soffermiamo su tre titoli che la tradizione cristiana attribuisce a Maria.

Il primo è quello di arca dell’alleanza. In Maria si compiono le antiche promesse del Signore fatte a Davide per mezzo del profeta Natan: “Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio” (2 Sam 7,12-13).

Le parole dell’angelo Gabriele a Maria insistono proprio sul carattere eterno di questo regno del discendente di Davide: “Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc 1,32-33).

Maria portando in grembo il Signore Gesù e offrendolo al mondo si presenta come l’arca di questa nuova alleanza che si caratterizza per la sua durata eterna, proprio perché la regalità esercitata dal discendente di Davide è di un ordine nuovo. Questa novità è ben sottolineata anche dalla seconda lettura, dove l’autore della Lettera agli Ebrei parla dell’abolizione del primo sacrificio per stabilirne uno nuovo: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato”.

La nuova alleanza consiste nel fatto che Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

Credere in Gesù significa aprirsi alla buona notizia che il Figlio di Dio si è fatto uomo, ha condiviso fino in fondo la nostra natura umana e ci santifica mediante l’offerta del suo corpo fatta una volta per sempre. La durata eterna del suo regno significa che non c’è niente che possa distruggere questa alleanza, non c’è nulla che possa separaci dall’amore di Dio in Cristo Gesù, nemmeno il nostro peccato. Questa fiducia è la base solida e sicura della nostra speranza, quell’ancora alla quale possiamo aggrapparci saldamente nei momenti di prova della vita.

Il secondo titolo è quello di tempio dello Spirito Santo. L’angelo dice a Maria: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”. L’immagine dell’ombra rievoca l’esperienza del popolo di Israele durante il cammino nel deserto nel quale ha sperimentato la protezione del Signore come una colonna di nube di giorno e una colonna di fuoco la notte. L’esperienza di questa fedeltà del Signore era come un itinerario pedagogico per il popolo perché imparasse poi a vivere sulla terra con la stessa mentalità del deserto, ricevendo tutto dalla sua mano come un dono che si rinnova ogni giorno, proprio come la manna.

Maria è presente ancora al momento della Pentecoste quando lo Spirito scende di nuovo al momento della nascita della Chiesa e aiuta i discepoli di ogni tempo a vivere loro identità più autentica nell’apertura missionaria. È lei che ci ricorda che il modo migliore per custodire i doni ricevuti è quello di trasmetterli agli altri. L’immagine dell’ombra evoca un’idea di riparo e protezione che dovrebbe sempre caratterizzare il nostro modo di annunciare il Vangelo.

Ce lo ricorda Papa Francesco nella parte finale di Evangelii Gaudium nel paragrafo dedicato a Maria stella della nuova evangelizzazione: “Vi è uno stile mariano nell’attività evangelizzatrice della Chiesa. Perché ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti” (EG 288).

La terza immagine è quella di Maria come serva del Signore. “Allora Maria disse: Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Il titolo di “servo” nella Bibbia è attribuito a tutte quelle persone che vivono una profonda intimità con il Signore e trovano la loro gioia nel collaborare con Lui per la salvezza degli uomini. Siamo invitati dunque a guardare a Maria come colei che “molte fiate liberamente al dimandar precorre”, intervenendo per soccorrerci nelle burrascose vicende della nostra vita.

Nel XIX secolo, in una cittadina inglese, dopo mesi di lavoro, una schiera di muratori aveva terminato la costruzione di un’altissima ciminiera per una fabbrica. L’ultimo operaio era sceso dalla vertiginosa impalcatura di legno. L’intera popolazione della città era là per festeggiare l’evento e soprattutto per assistere alla caduta spettacolare dell’impalcatura. Appena il castello di assi e travi crollò tra il frastuono, la polvere, le risate e le grida della gente, con stupore si vide spuntare sulla sommità della ciminiera la testa di un muratore che aveva appena terminato il lavoro nel colletto interno. La folla degli spettatori ammutolì di colpo e l’orrore cominciò a serpeggiare in mezzo a loro: ci vorranno giorni per alzare un’altra impalcatura. E di qui ad allora quel muratore sarà morto di freddo o di sete o di fame. In mezzo alla gente c’era anche la mamma del muratore, che sembrava disperata. Ma poi ad un tratto si fece largo e arrivata sotto la ciminiera fece un segno al figlio e gridò: Giovanni, togliti le calze! Un mormorio si diffuse: poverina, il dolore le ha fatto perdere la ragione. Ma la donna insistette. Per non preoccuparla di più, Giovanni si tolse la calza. La donna gridò di nuovo: rovesciala e cerca il nodo, poi tira. L’uomo ubbidì e ben presto si trovò in mano una grossa manciata di lana. Fai lo stesso con l’altra e lega insieme i fili e poi buttane giù il capo. E tieni l’altro ben saldo fra le dita. Giovanni eseguì. Al filo di lana fu legato un filo di cotone che l’uomo tirò fino in cima. Poi al filo di cotone fu attaccata una cordicella e alla cordicella una corda e infine un robusto cavo. Giovanni lo fissò saldamente alla ciminiera e scese in mezzo agli urrà della gente.

Maria, arca dell’alleanza, tempio dello Spirito Santo, serva del Signore tu che hai tanto aiutato Gesù a crescere aiutaci a far crescere Gesù nella nostra vita perché possiamo essere nel nostro mondo veri pellegrini di quella speranza che non delude né illude.

Fonte: Diocesi di Firenze - Ufficio Stampa

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