Polo della disabilità, Frilli (Dipoi): "Dimensioni e segmentazioni preoccupanti, con la Regione altre direzioni"

Patrizia Frilli

Il Coordinamento Dipoi - 50 associazioni e fondazioni che in Toscana si occupano di “durante e dopo di noi” – interviene nel dibattito che ad Empoli si è aperto sull’opportunità o meno di realizzare un centro polivalente per l’autismo e altre disabilità. Struttura che sarebbe composta da una Residenza sanitaria per disabili (Rsd) con 20 posti letto e da un diurno per circa 50 persone.

«In queste ore – spiega Patrizia Frilli, presidente del Coordinamento “Dipoi” - abbiamo appreso dalla stampa della volontà della Asl 11 di realizzare il nuovo centro polivalente di Empoli.

Non posso esprimere giudizi compiuti su un progetto che è stato appena abbozzato, ma mi pare evidente si possano sin da subito dire alcune cose. La prima è che mi sembra ci sia stata molto poca comunicazione sul territorio, e uno scarso o nullo coinvolgimento delle realtà che si occupano di durante e dopo di noi. Un modo di procedere troppo affrettato e poco trasparente.

La cosa che più ci preoccupa, tuttavia, è la logica che sembra ispirare la scelta della Asl 11 di Empoli. Optare per una Rsd da 20 posti letto esclusivamente riservata a persone autistiche, associata a un “diurno” per almeno 50 persone con disabilità, significherebbe realizzare una cittadella della disabilità autosufficiente e isolata rispetto al contesto sociale. Tutto l’opposto di ciò di cui stiamo discutendo con la Regione Toscana, a partire dall’esperienza della conferenza regionale della disabilità di San Donnino dello scorso anno.

Gli obiettivi condivisi con l’assessore Saccardi, infatti, sono realizzare piccole strutture residenziali a dimensione familiare e costruire percorsi d’integrazione sociale e impiego del tempo libero basati sulla socializzazione, non sulla “segregazione” delle persone con disabilità in ambienti magari ben costruiti ma “separati”. Le persone con disabilità non sono malate, e la sanitarizzazione della loro condizione è quanto di più pericoloso si possa fare. Conclusa la fase evolutiva, in particolare, la segmentazione delle persone in base alla patologia con cui convivranno tutta la vita – autismo, down, Xfragile… - non serve a nulla, perché per tutti la qualità della vita si declina secondo gli stessi bisogni di socializzazione e integrazione socio lavorativa di chiunque altro. Per questo ci auguriamo di poter presto avere, anche insieme ad altre organizzazioni come la Fondazione Dopo di Noi di Empoli e con la Fish, un confronto di merito con la Asl 11».

Fonte: Coordinamento Dipoi

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