
"Promuovere interventi e servizi ai cittadini disabili adulti o in età evolutiva significa prendersi cura di una realtà complessa, che si traduce sia in azioni istituzionali articolate, sia in azioni orientate a valorizzare iniziative sorte dal basso, potenziando la sussidiarietà orizzontale, promuovendo o sostenendo le reti che sono nate spontaneamente tra le famiglie e tra le famiglie ed i servizi pubblici e privati.
I Servizi territoriali promuovono interventi finalizzati al raggiungimento della massima autonomia della persona disabile nel contesto familiare e nella vita sociale ed assicurano risposte integrate attivando interventi disposti dal Gruppo Operativo Multidisciplinare (GOM) che definisce per ogni persona disabile un piano di assistenza personalizzato che, tenendo conto delle specificità del bisogno, definisce gli obiettivi, gli interventi e le azioni da attivare. Gli interventi possono essere promossi nell’area della domiciliarità, della semiresidenzialità o della residenzialità. Nell’ambito delle tre aree ricordate si sono sviluppati servizi che in relazione ai bisogni coprono diversi livelli di intensità assistenziale.
A leggerli assapori un gusto amaro. Spingono indietro la cultura e la storia prodotte dalle amministrazioni comunali, provinciali che seppero praticare e sostenere, illo tempore, la sussidiarietà orizzontale che proveniva con forza dirompente e benefica avanti, contro le logiche di inserire questi cittadini in scuole speciali, in istituti con la benedizione dei GOM di allora!
Gli attuali GOM proponendo la loro “Riqualificazione strutture semiresidenziali e residenziali per disabili e autistici sul territorio del comune di Empoli – Centro polivalente Empoli … fanno un salto all’indietro, restaurano un déjà vu, distruggono una cultura data per acquisita come bussola, come riferimento in direzione dei cittadini disabili con forti difficoltà di autonomia fisica ed intellettiva, una cultura ed una sensibilità che in questa nostra terra si sono tradotte in concreto governo locale con gradi di eccellenza che solo chi non “appartiene a questa storia non sa capire né amare; una storia di risultati positivi e di sconfitte, ma ormai un dato acquisito: un percorso su cui accelerare, non distruggere, né cancellare, usando argomenti che la interpretano (che definisce per ogni persona disabile un piano di assistenza personalizzato che, tenendo conto delle specificità del bisogno, definisce gli obiettivi, gli interventi e le azioni da attivare) ma negandola immaginando “una cittadella dei diversi, un centro polivalente!
Assieme al fare, a dare servizi nuovi post manicomiali (!), non si smettevano di pensare e praticare, quando possibile risposte ulteriori e secondo loro migliori. Si domandino prima di tutto gli amministratori locali, quelli che si spendono, che ci mettono la faccia, perché, per esempio, Villa Fucini, via XI Febbraio, Empoli, fu acquistata dal Comune per iniziare una risposta concreta “ai ragazzi di Cerbaiola e di Villa Masoni” quando le loro famiglie cessavano di esistere.
Perché quella struttura e non un Centro Polivalente che poteva sorgere a Cerbaiola? Perché si puntava, seguendo quella cultura civile e amministrativa accennata, a dare soluzioni che assumessero l’aspetto della casa famiglia, della piccola comunità che fosse nel vero “Centro polifunzionale”, caro Gom!, che è la città, la comunità civile, l’essere insieme agli altri, con i loro linguaggi, i loro corpi, le loro urla!
Una presenza che li rendesse visibili, che ricordasse quotidianamente che loro erano e sono le vere priorità del buon governo ad Empoli ed a Roma, passando per la distratta e lontana Regione. In questa politica fu facile scegliere di accettare la donazione, il legato della famiglia Arrighi, che intorno alla figlia Carla permetteva di costruire un’altra casa famiglia per quanti, in assenza di famiglia, pur frequentando i servizi diurni o gli inserimenti terapeutici o lavorativi in cooperative sociali scaturite anch’esseda questa storia locale. In via Meucci, alle Cascine, nasceva questa ulteriore possibilità.
Questa cultura, io direi, questo obbligo morale verso uomini e donne in difficoltà, muoveva chi di dovere ad agire di conseguenza. Le famiglie, i Sindaci, ma meglio dire tutti i consiglieri comunali andavano in una direzione, difficile, ma giusta, di avviare qualcosa di nuovo rispetto “a prima”. Erano mossi da convinzioni diverse, profonde, messe nell’atto amministrativo che approvavano e nella conseguente gestione comune, una sorta di “gara” fra chi pensa alla carità, alla misericordia, alla solidarietà, e a chi pensa che ”Non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa Rialzarsi” (Luigi Pintor, Servabo).
Ma “quelli d’oggi” non si domandano perché ad Empoli abbiamo realizzato due RSA per non autosufficienti di “appena” 20 posti? Una a Rozzalupi e una in Carraia, cioè due servizi nel “polo Polifunzionale” che è la Città. Sono stati voluti di queste dimensioni per marcare una differenza strutturale dalle grandi aggregazioni di persone in difficoltà, non guaribili, però curabili meglio con terapie relazionali e non solo chimiche e strumentali. Dove lo sguardo disponibile, l’ascolto di sguardi bisognosi è una terapia essenziale.
Queste realizzazioni sono dovute all’esperienza pluridecennale condotta a Cerbaiola e a Villa Masoni. Da Villa Masoni dovettero venire via e questa esigenza fu un’occasione per realizzare il servizio in piazza San Rocco non tenendo di conto delle rimostranze assurde di chi si muoveva perché questi “ragazzi stavano meglio in collina”, ma in sostanza per il timore di vedere sminuito il valore degli immobili loro da questa presenza disarticolata.
Seguendo il Gom a quando verrà aggiunta nell’elenco la vendita di San Rocco? Siamo, in questa città, oggi sotto spinta speculativa. Del resto come meravigliarci quando si costringono i Comuni ad usare le entrate dagli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente!
Anche chi non ha mai smesso di pensare a cosa fare di meglio ha continuato ad immaginare, a definire in un PC il “superamento di Cerbaiola”. Ha guardato con gioia alle soluzioni realizzate dalla Vincenzio Chiarugi di Empoli, ha provato ad immaginare, assieme a loro una utilizzazione di ambienti centrali come quelli della Madonnina del Grappa, ha pensato alle carissime sorelle del Cottolengo, al volontariato, alla PPAA, alla Misericordia che intorno ai luoghi di ritrovo potrebbero strutturare risposte abitative leggere e governabili con una sorta di badantato formato e condiviso.
Potremmo realizzare a Serravalle nei terreni del Comune in una zona popolata le risposte per i “nostri ragazzi”… su questa strada, prendendo conto di costoro (è dispregiativo, volutamente!), che non hanno mai cercato una presenza (AIAS, AAS) … mi sovviene l’associazione Noi da Grandi. Va chiesto un incontro. Stanno bruciando lenzuoli per far cenere! La loro presenza e le loro esperienze di vita fuori casa, una sorta di durante noi per meglio affrontare, per loro, il dopo di noi. Un centro Polifunzionale, antistorico, da restaurazione, è l’istituto futuro dei loro ragazzi! Il tempo è lontano, speriamo non ci sia mai per nessuno “un dopo di noi” che voglia dire Istituto".
Varis Rossi
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